Napoli da recordo a Roma (-101), qualcuno fermi la farsa! Lottomatica Roma-Martos Napoli 138-37. Incontro valevole per la quindicesima giornata di andata della Serie A. 31-10, 35-8, 27-5, 45-14 i paziali dei quarti. Roma stabilisce il nuovo record per passivo inflitto agli avversari (+101) cancellando il +73 rimediato dalla Gamma Varese contro la Simmenthal Milano nel 1973.
Che senso abbia continuare la farsa napoletana si fatica a capirlo. Se non si interviene per tempo, cioè il prima possibile (ma il danno, d'immagine e sportivo è già profondossimo) il campionato italiano, anzi il movimento intero - già con entrambi i piedi nelle sabbie mobili: dal caos Nazionale a Baskettopoli, da un torneo nazionale dominato per il quarto anno consecutivo da un'unica squadra al problema stanieri fino a quello di una visibilità che latita - non potrà far altro che peggiorare una credibilità già ridotta ai minimi termini.
Sul clamoroso disastro orchestrato da Gaetano Papalia e soci in quel di Napoli è stato scritto e detto di tutto, comprese le poco convincenti scuse (per usare un eufemismo) e il conseguente scarica barile - sport nazionale per eccellenza - dello stesso presidente-proprietario reatino-partenopeo. Contestato, ai limiti dell'odio, sia dai tifosi reatini che da quelli napoletani, le prime vittime del disastro. Al di là delle ovvie osservazioni sull'ingiustizia circa la presenza di una squadra di ragazzini nel massimo campionato nazionale, ciò che non si comprende è perchè nessuno intervenga per porre fine ad uno scempio propragatosi per troppo tempo, le cui onde hanno varcato i confini nazionali giungendo fin negli Stati Uniti (Espn nei giorni scorsi gli ha dedicato un servizio). E non può esserci giustificazione alla mancata presa di posizione da parte dei protagonisti in causa: cioè Federazione e Lega. Non esistono e non possono essistere regolamenti e/o statuti che vietino un possibile intervento. Come non può esistere che il responsabile primario di tale tonfo possa porre delle condizioni per un eventuale accordo alla stessa Federazione (le cui colpe iniziano l'estate scorsa, è questo è doveroso ricordarlo). Prendiamo l'atteggiamento usato in casi simili - con la parola simili sinonimo di emergenza - da chi questo gioco l'ha ideato e portato a vette planetarie: gli Stati Uniti, l'NBA e il grande capo David Stern. Lì il caso Arenas, vuoi per la gravità del gesto, vuoi per la popolarità del protagonista, ha avuto un eco mondiale ed ha generato indagini della Polizia di Washington e l'interesse della FBI, con la NBA che per bocca dello stesso Stern decide di attendere la fine delle operazioni prima di prendere le relative decisioni. Salvo ripensarci per agire immediatamente dopo l'ennesima stupitaggine dello stesso Arenas, squalificato a tempo indeterminato con multa al seguito.
Uscendo dalla diatriba punizione giusta/ingiusta rimaniamo con i fatti. Colui che è chiamato a decidere, ha scelto tempi e modi personalmente e soprattutto immediatamente dopo che Arenas ha oltrepassato la misura. E guardiamo le reazioni: nessuno si è opposto, nessuna voce si è levata per controbattere, anzi gli stessi Wizards si son detti completamente d'accordo con la sospensione (e stiamo parlando del miglior giocatore della franchigia). Niente campanilismi, niente vittimismi. Perchè ciò che non deve essere mai sfiorato è la purezza del gioco e il rispetto per i suoi appassionati. Quella che in troppi qui da noi hanno da tempo messo da parte per seguire interessi e percorsi che nulla hanno a che fare con l'amata pallacanestro. Si deve invertire la tendenza. E farlo in fretta. 10 / 01 / 2010
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