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Butler, Jamison, Robinson, T-Mac, Martin, Camby, Boozer, Stoudemire: affari fatti e prese mancate, il nuovo volto della NBA



Di movimenti ce ne sono stati. E pure di rilevanti, nel senso strettamente tecnico del gioco. La protagonista principale però nella deadline della finestra di mercato NBA è stata come previsto la pragmatica, nel senso cioè che il pensiero - quindi i movimenti fatti, ma anche quelli mancati - si sono concretizzati essenzialmente per puri interessi economici, ovvero con l'obiettivo di liberare il maggior spazio salariale possibile in previsione dell'estate ventura.


Considerando l'aspetto tecnico il colpo del mercato è stato firmato dai Dallas Mavericks, che si sono mossi in massa per arrivare a Caron Butler, principale oggetto del desiderio di questi scambi a stagione in corso. L'ex ala dei Washington Wizards è stato il perno della maxi trade a sette che ha portato in Texas anche Brendan Haywood (ottima presa come lungo che esce dalla panca, e considerando che davanti ha Dampier non bisognerà stupirsi se tra qualche tempo il centro titolare sarà proprio l'ex Mago) e DeShawn Stevenson. A fare il viaggio inverso sono invece l'ex milanese Josh Howard - sopportato a lungo a Dallas nonostante le continue grane extracestistiche - Drew Gooden (mandato subito ai Los Angeles Clippers in cambio di Al Thorthon) e due comprimari come l'ex milanese James Singleton e Quinton Ross. Una mossa che rende più versatile Dallas, che mette un'altra arma offensiva accanto al duo Nowitzki-Terry (senza dimenticare Jason Kidd, decisivo la scorsa notte nella W in quel di Orlando); quanto ai Wizards, nella stagione più incredibile mai capitata, a Washington hanno deciso di mettere una pietra tombale sopra la stagione in corso iniziando a guardare alla prossima, dove i vari Thorthon e Howard hanno una ghiotta opportunità per rendersi utili e appetibili.


Anche un altro scambio significativo ha come protagonista Washington, che oltre dopo Arenas e Butler perde anche Antawn Jamison, l'ultimo moschettiere del trio che avrebbe dovuto riportare in alto i Wizards. L'ex North Carolina passa infatti dal caos capitolino all'eden potenzialmente più dominante dell'intera Lega, ovvero a Cleveland dove il gm Danny Ferry ha accontentato in tutto e per tutto LeBron portando alla causa un'altra preziosa addizione (anche se l'esordio di Jamison ha dell'orrido, con un clamoroso 0/12 nell'inopinata sconfitta dei Cavs sul campo dei Charlotte Bobcats) senza dimenticare l'arrivo di Sebastian Telfair dai Clippers. Un mega scambio anche in questo caso, perchè per pareggiare i contratti in ballo i Cavs hanno dovuto spedire a Washington anche Zydrunas Ilgauskas (che molto probabilmente si libererà subito dai Wizards per poi rifirmare con Cleveland ma a costi molto più bassi degli attuali 11,5 milioni di dollari), i diritti del turco Emir Preldzic e la prima scelta del Draft 2010.
Una mossa fin troppo semplice da leggere, questa dei Cavs, che hanno così creato il gruppo più forte e completo possibile per puntare all'anello di quest'anno e costruire un roster futuribile e di assoluto livello capace di convincere James a sposare nuovamente la causa dell'Ohio.



Conclusosi proprio nelle ultimissime ore di mercato, lo scambio a tre New York-Houston-Sacramento è decisamente quello più interessante e decisivo. Interessante perchè coinvolge giocatori del calibro di Tracy McGrady e Kevin Marty (al di là dei fitti dubbi sulle rispettive condizioni fisiche, si parla di due trentellisti dal talento cristallino), decisivo perchè specie per la sponda newyorchese si tratta di un gran movimento sotto tutti i punti di vista. Sotto l'aspetto prettamente tecnico una New York ormai ampiamente fuori corsa in ottica post season porta una superstar come T-Mac al Madison (il che non dispiacerà moltissimo ai tifosi dei Knicks, a proposito stanotte ore 1,30 su Sportitalia c'è proprio la nuova New York contro i Thunder di Kevin Durant) e soprattutto conquista tanto spazio salariale per il prossimo anno. Nell'ampio giro che ha ridisegnato la faccia delle tre squadre, New York si libera dei 6 milioni di Jared Jeffries (spedito in Texas assieme a Jordan Hill) ma anche dell'ormai indesiderato Larry Hughes, che approda a Sacramento insieme a Carl Landry (un sacrificio che potrebbe costare tanto, specie da metà aprile in poi ai Rockets) e Joey Dorsey, mentre Hilton Armstrong va a Houston e Sergio Rodriguez finisce a New York, dove troverà minuti e considerazioni da D'Antoni (nella trade rientra anche l'opportunità per i Rockets di scambiare la prima scelta con i Knicks nei Draft 2011 e 2012). Il vero colpo di Donnie Walsh sta appunto nell'affare McGrady (23 milioni di dollari il suo salario, in scadenza però a fine stagione), che nel caso in cui convinga D'Antoni potrebbe essere rifirmato dai Knicks a cifre assai più basse e ragionevoli. Al di là di ciò, però, con i contratti in scadenza di T-Mac, Harrington (10 milioni) e Duhon (6 milioni) sono 39 i milioni di dollari da offrire a uno o due big nel prossimo giugno.


La stessa New York è stata al centro anche di un altro movimento utile e intelligente accontentando Mister Dunk, al secolo Nate Robinson, spedito a Boston assieme a Marcus Landry in cambio di J.R. Giddens, Bill Walker e soprattutto Eddie House, che ritrova Mike D'Antoni dopo la positiva esperienza avuta a Phoenix. A rendere possibile l'arrivo di House è stata anche la partenza di Darko Milicic, spedito a Minnesota insieme a un conguaglio economico in cambio di Brian Cardinal, subito tagliato da New York. Quanto a Boston, premesso che su Danny Ainge e doc Rivers nutro davvero pochi dubbi, lascia parecchio perplessi la scelta di Robinson, giocatore antisistema per eccellenza, abituato a uscire fuori dalle righe, non propriamente il massimo come biglietto da visita per inserirsi nella squadra di Kevin Garnett e Paul Pierce.



Altro movimento rilevante è stato quello messo in piedi sull'asse Blazers-Clippers, con il 36enne Marcus Camby (contratto in scadenza) che arriva in Oregon e Travis Outlaw e Steve Blake che viaggiano verso L.A. (che nel frattempo ha tagliato Ricky Davis). Una mossa obbligata per Portland, alla strenua ricerca di un lungo che assicuri rimbalzi e intimidazione a centro area dopo l'ennesimo grave infortunio di Greg Oden.


Finisce il tormentato rapporto con Chicago Tyrus Thomas, che dopo la recente sospensione si accasa a Charlotte (che coppia con Gerald Wallace!) mentre Acie Law e Flip Murray (e una futura prima scelta) vanno nell'Illinois. Coach Del Negro si libera anche di John Salmons (anche se l'obiettivo in uscita numero uno era Kirk Hinrich), nuova guardia dei Milwaukee Bucks (senza Michael Redd fino a fine stagione) in cambio di Joe Alexander e Hakim Warrick. Anche qui, quanto a Chicago, ci troviamo di fronte a classiche operazioni per rassenerare lo spogliatoio e aumentare spazio salariale per dare poi la caccia al grande sogno, Dwayne Wade.


Tra gli altri movimenti Milwaukee ha acquisito da Philadelphia l'ex romano Primoz Brezec e Royal Ivey (con una seconda scelta del prossimo Draft) in cambio di Jodie Meeks e Francisco Elson. Passata fin troppo sotto silenzio, invece, la presa di Ronnie Brewer da parte di Memphis (per una futura prima scelta), una partenza che ha creato malumore in seno alla squadra (Deron Williams non ha gradito e l'ha già fatto ampiamente capire) mentre Washington ha spedito Dominic McGuire a Sacramento (per soldi e una seconda scelta).


Per tanti affari andati a bersaglio ce ne sono diversi sfumati proprio al fotofinish. Su tutti le mancate partenze di Amare Stoudemire e Carlos Boozer, rimasti a Phoenix e Utah. Quanto a Stoud, il suo divorzio dai Soli era praticamente già certificato ma Steve Kerr non ha trovato soddisfacenti le proposte giunte da Cleveland (che non ha voluto privarsi di J.J. Hickson), Houston - pronta a sacrificare la difesa di Shane Battier e la versatilità di Luis Scola - Philadelphia, che a sua volta non ha ritenuto opportuno privarsi di Igoudala e Dalembert per Amare, e Miami, la più attiva nel cercare di firmare un lungo di primissima fascia (con Jermaine O'Neal se ne fa pochina di strada nei playoff). Oltre a Stoudemire, infatti, Pat Riley è tornato sotto anche con i Jazz per Carlos Boozer, con Utah che però ha confermato l'ex Duke almeno fino a fine anno.


20 / 02 / 2010




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