Benetton vince ma non basta, l'Eurolega è dell'Orleans
La Benetton Treviso saluta l'Eurolega ancor prima di conquistarla. I verdi non sono riusciti a ribaltare il -9 dell'andata e pur vincendo 82-80 (clicca qui per il tabellino) sul campo dell'Entente Orleans devono dire addio ai sogni di gloria. Saranno dunque solo tre le squadre italiane al via della massima competizione continentale (Siena, Roma, Milano), mentre per Treviso si aprono ora le porte dell'Eurocup.
Dinanzi agli oltre cinque mila tifosi che hanno assiepato le tribune della Zenith Arena, Treviso ha faticato molto per tenere a freno l'esuberanza dell'Orleans, subito avanti con un vantaggio costantemente attorno alla doppia cifra. Irretita davanti, fragile dietro, la Benetton riesce solamente a non affondare mantenendo gli avversari nel proprio radar. Chiuso sotto di 8 il primo tempo, dagli spogliatoi esce un'altra Treviso, feroce, convinta, sfacciata. Quella che somiglia a Daniel Hackett, abile a insaccare e suggerire, di Sandro Nicevic che scava, raccoglie e spazzola ciò che attraversa l'area. Ma soprattutto, quella che somiglia a Gary Neal, il bomber della Benetton, che quando gira son dolori per tutti. La guardia ex Barca ruggisce nel terzo quarto, quando colpisce dall'arco e vicino a canestro siglando sedici punti filati (29 alla fine) che spaventano i fin allora tranquilli francesi. In una manciata di minuti Treviso rovescia tutto e guida con undici punti di vantaggio. Che restano dieci quando mancano trecento secondi al gong finale. Lì manca il colpo di reni, quello che arriva dai transalpini, che tornano fuori dal tunnel grazie alle triple di Moerman e Nichols.
Finisce con Treviso vincente ma eliminata, oppure Orleans perdente e qualificata. Questione di punti di vista. L'unica certezza, purtroppo, quella che fa male, a Treviso come al movimento italiano, è che dopo tanti anni da leader anche ai nastri di partenza dell'Eurolega l'Italia deve inseguire e prendere esempio da altri. Una pessima abitudine, che necessita di un'inversione di marcia. E alla svelta, prima di precipitare definitivamente.
10 / 10 / 2009
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